Manifestazione del 160° anniversario della nascita di Ferdinando Balsano l’Associazione Pro Loco di Roggiano Gravina

In data 11 novembre 1986, in occasione del 160° anniversario della nascita di Ferdinando Balsano l’Associazione Pro Loco di Roggiano Gravina ha organizzato il seguente programma:

Ore 8.30 -Ritrovo di studenti, autorità politiche, religiose e militari, al monumento di Ferdinando  Balsano in p. azza Marconi;

Ore 9.00– Posa di una corona d’alloro al monumento di Ferdinando Balsano;

Ore 9.30- Visita alla  cappella con tomba di Ferdinando Balsano presso palazzo Limido – Balsano;

Ore 10.00– Nei locali del Cinema Teatro “Italia” conferenza dibattito sul tema: “Attualità dell’opera educativa di Ferdinando Balsano” relatore prof. Giuseppe Iulia – che, di seguito, si riporta integralmente.

               FERNANDO BALSANO

            L’EDUCATORE

Ognuno di noi, mentre vive, realizza la sua personalità, che ci fa distinguere l’uno dall’altro, e che dura nel ricordo dei posteri tanto quanto lo consentono le opere, frutto delle nostre  attività  e  del  nostro  ingegno.

Si muore, sì, ma la nostra ombra si prolunga nel tempo; anzi, ogni qualvolta il nostro nome risuona tra gli  uomini, si attua per noi quasi una  piccola resurrezione, si  è  avuti  prima l’accortezza  di  saperci  consegnare  alla  storia. Se noi, oggi, siamo qui riuniti in religioso silenzio, per parlare  di  Ferdinando  Balsano , ciò si deve al fatto che egli è, sì, morto per quanto concerne  la vita del suo fisico, ma non è morto già per quanto  concerne  la vita  del suo spirito, di  questa  realtà  immateriale  e  misteriosa,  che si  manifesta  in  noi  come  entità  intellettuale  e morale  insieme.

Credo però che qualcuno dei giovani qui convenuti, o qualcuno che sia vissuto per lunghissimo tempo fuori di Roggiano, possa chiedersi: Ma chi è propriamente Ferdinando Balsano? Che cosa di notevole ha compiuto da meritare un artistico busto di marmo, collocato in mezzo ad una nostra piazza, dato che dal giorno del suo cruento martirio son trascorsi oramai 117 anni, tanto tempo, quanto giustificherebbe ogni  oblio,  anche  immeritato?

Da Vincenzo e da Maria Teresa Coppola nacque Ferdinando Balsano il 7 Settembre 1826, qui, in Roggiano, allora un piccolo borgo, tutto chiuso nel suo pomerio, dove all’alba i tocchi della campana della  messa mattutina destavano i terrieri, che si  recavano  al  lavoro nei campi  e dove  alla sera  quella stessa campana ne annunziava il rientro con i rintocchi sonnolenti dell’’Angelus. Il silenzio delle vostre vie, così fantasiosamente   interrotte   per   incontrarsi   poi a sghimbescio o a rette brevi di  corso   con altre anch’esse brevi di corso , era rotto dal vociare allegro dei bimbi, mentre  sull’acciottolato mal connesso scalpitavano i ferri dei somarelli,  le  macchine  di  allora

Si era ancora sotto il dominio dei Borboni. E la vita politica e amministrativa di un piccolo centro era scandita dai pochi signori e dai pochi professionisti. I signori possedevano le terre che i terrieri lavoravano senza alcuna garanzia da incidenti sul lavoro, e i pochi  professionisti col clero rappresentavano la cultura e la intelligenza ricettiva del moderno e  del  nuovo, che  si  annunziavano   però  molto ridottamente  dato che l’informatica di allora, se così la possiamo chiamare, si muoveva con elementi e mezzi primitivi.

Ferdinando Balsano era di estrazione aristocratica. Quindi, compito suo era lo studio, che gli avrebbe aperto una carriera sicura. Se si escludono i primi 15 anni di vita fisica a livello di primo sviluppo, noi ci troviamo a dover contare gli anni della sua formazione spirituale e culturale, incominciando su per giù dal 1843, quando fu pubblicato il Primato del Gioberti, o meglio dal 1844, quando fu consumato nel Vallone di Rovito un immane sacrificio, che certamente scosse gli animi di tutti, allora, specie dei giovani, rivelandosi per la prima volta e in modo inequivocabile come qualcosa stava covando nel profondo delle coscienze, che a guisa di fiori coperti da un sottobosco ombroso, si venivano schiudendo a poco a poco ai primi aneliti di una libertà, mai prima concepita con tanta passione e interesse.

Non si può negare che mentre noi siamo, nel tempo in cui viviamo, gli attori della storia, diveniamo poi per un mistero psicologico quasi dei succubi di essa, tanto da apparirne dei condizionati e non dei condizionatori: in parole povere, si suol dire di noi che siamo figli del nostro tempo, assioma questo da ognuno condiviso.

        Occorre però certamente una particolare sensibilità, o meglio ricettività, che si alimenta di cultura e di tradizione colta delle famiglie, come nel caso di Ferdinando Balsano per capire  appieno  il  tempo  in  cui viviamo.

Nel 1849, quando Balsano contava 23 anni, Raffaello  Lambruschini  pubblicava  un’opera  di pedagogia  nuova:  « Dell’Educazione», nella quale, nell’ambito del    cattolicesimo    liberale,   si tentava  di  conciliare  l’idea  della  libertà  e  della spontaneità  dell’educando  con  quella  dell’autorità, di  cui  è  depositaria  la tradizione  religiosa .

 Stava  cambiando nella  vita  dello  spirito  tutto, come direbbe Croce  tanto che  allora  si diceva: questo è vecchio , e va cambiato , questo è nuovo e va mantenuto, contrapponendosi  così i due termini, vecchio e nuovo, con inconciliabile vitalità. Già il 1827  Galluppi  proseguiva  l’opera di  diffusione  in  Italia  della  filosofia  europea nelle sue ” Lettere Filosofiche»;  mentre  a  Milano venivano pubblicate le « Operette Morali, del Leopardi , di quel Leopardi salvato  dai  rigori del S. Uffizio da un accorto frate servita, e la prima edizione dei Promessi Sposi , l’opera che con quella di Dante e di Boccaccio forma il tripode stabile,  su  cui  poggia  l’architettura   stilistica e  sintattica  della  lingua  italiana .

Uno dei primi incitamenti alla riscossa nazionale contro l’oppressore austriaco è contenuto nelle «Fantasie» del Berchet, il poemetto di cinque romanze , lette e imitate in tutta Italia, specie dai giovani ai primi contatti  con  la poesia.

Ai tentativi di riscossa, che si avvertono nelle «Fantasie>, segue, come naturale conseguenza, la fondazione della Giovane Italia, che è del 1831.

Il 1832 succede qualcosa di opposto, una repressione di tali tentativi di riscossa, e cioè la pubblicazione dell’Enciclica « Mirari Vos » di Gregorio XVI con la quale il Pontefice condannava i princìpi della libertà di coscienza, della libertà di stampa e  del diritto a potersi ribellare contro un governo dispotico, nonché lo stesso movimento cattolico-liberale iniziato dal Lamennais. Un momento storico questo, che si ripercuote negativamente sulla coscienza del Rosmini, che forse per ciò prepara una delle opere più significative del  cattolicesimo  liberale  italiano : « Delle Cinque Piaghe della Santa Chiesa », mantenuta da lui in quarantena fino al 1848, che costituisce , credo,  l’entroterra  culturale-teologico di Ferdinando Balsano, di Nicola Romano e dello stesso Padula.

Invece, una testimonianza pacata e obiettiva di   un’esperienza   tragica   vissuta   con   religiosa accettazione, ma anche con dignità e con spirito patriottico, sono ” Le mie Prigioni” di Silvio  Pellico, edite a Torino nel  1832, a  cui  non  esiterei ad accostare « Fede e Avvenire » dello stesso Mazzini , dove il grande agitatore espone  una sintesi della sua concezione della religione laica dell’umanità   e  della  missione  dei  popoli.

Intanto, Balsano cresce negli anni, e l’humus culturale, che assorbirà attraverso i valorosi insegnanti di quelle due piccole università, il Seminario di S. Marco Argentano e quello di Bisignano, sarà proprio questo  senso del nuovo e del laico, che permea la vita intellettuale, spirituale, culturale dell’Europa, presentandosi vano tutto il bagaglio culturale-religioso del Quattrocento. Questi sono i princìpi che assorbisce il Balsano, e che allora forse poterono sembrare un po’ spinti al nostro conservatorismo tradizionale.

La ” Mirari Vos » di Gregorio XVI non ha sortito l’effetto desiderato , se un anno dopo il ministro Siccardi introdusse in Piemonte una legge, che restringeva notevolmente i poteri della Chiesa cattolica con l’abolizione  dei  tribunali ecclesiastici  e  del  diritto  d’asilo,  imitando in ciò il ministro napoletano Bernardo Tanucci, che Don Bosco giudicherà  un po’ severamente nella sua popolare « Storia d’Italia»: un giudizio, a dir la verità , non di parte, come potrebbe parere a qualcuno , dato che al Tanucci – glielo hanno riconosciuto parecchi – mancò la complessa visione di una vera attività riformatrice , limitandosi egli alla sola lotta contro le prerogative della Chiesa.

Ora, se faccio un balzo in avanti  di  almeno 10 anni , ecco a Teano Garibaldi e Vittorio Emanuele II , che si accordano per un pacifico trapasso dei poteri, che però non interessavano le popolazioni contadine del meridione, le quali manifestarono segni di delusione per la mancata riforma agraria, per cui si sviluppò  il fenomeno del brigantaggio, che ben presto assunse carattere di massa .

Sarebbe – Croce direbbe romanzo – tentare d’immaginare come fu sentito a Roggiano e vissuto quel particolare  momento , quando incontratisi e scontratisi nello stesso tempo due mondi , l’uno vinse , seppellendo l’altro e in modo definitivo; quando giunsero le  prime  notizie che a Torino, il 18 Febbraio 1861, si era tenuta la prima riunione del nuovo Parlamento Italiano, che ratificò l’avvenuta unificazione del paese; quando il 17 Marzo successivo Vittorio Emanuele Il fu proclamato Re d’Italia dal parlamento nazionale ; e quando, poi, si seppe che  il 6 Luglio che seguì furono estesi a tutto il territorio nazionale gli ordinamenti amministrativi piemontesi, in verità non corrispondenti,  anche se in parte, agli  interessi del sud.

E’ di questi  tempi  che  Marx  incomincia  a scrivere “Il Capitale», che apportò una visione nuova dei princìpi di economia, per cui si riabilitò il lavoro e la dignità stessa del lavoratore.

Il 1864 Pio IX pubblica il «Sillabo», che ribadisce l’ostilità  della  Chiesa  nei  confronti  delle dottrine liberali, e la sua intransigenza sul problema del potere temporale . Non poteva allora tacere la voce  della  Chiesa,  dacché  le  tesi filosofiche  di un Feuerbach minavano  nel profondo  il mistero  della  Fede cattolica, verso  la quale non furono  rispettosi per nulla né Marx, né Engels, come del resto appare sin dal 1848, quando a Londra fu pubblicato il famoso « Manifesto  del  Partito  Comunista ».

E’ tutto un mondo in fermento, o meglio, in movimento, questo che dà le idee a Ferdinando Balsano, e addirittura lo coinvolgerebbe, se la riverenza delle Somme Chiavi non lo tenesse stretto al  suo  sacerdozio .

Non fu forse iI Balsano deputato al Parlamento Italiano, la cui sede si era trasferita da Torino a Firenze nel 1865? E non fu forse il Balsano tra quelli che  votarono la legge della soppressione dei benefici ecclesiastici? Ma tra questo Balsano e un prete contestatore moderno corre un abisso! Alla dignità del sacerdozio, da lui liberamente e coscienziosamente scelto   non  rinunziò  mai!

Quando, poi, nel 1869 al governo Menabrea succede un governo presieduto da Giovanni Lanza, ed entra in Italia la tassa sul macinato, che colpisce pesantemente i consumi popolari, e in tutto il paese scoppiano violente manifestazioni di protesta , questo particolare momento della nostra storia economica  egli  non  può  viverlo in tutto il suo svolgimento, perché un pugnale di assassino gli troncherà l’esistenza .

Se consideriamo, poi, l’arco di tempo in cui Ferdinando Balsano visse, quello cioè  che  va tra il 1826 e  il  1869, noi  ci  troviamo  di  fronte ad alcuni  fatti  nuovi,  ignoti  per  noi nei  periodi di assolutismo monarchico , come per esempio uno spirito di libertà assoluta , che ogni coscienza postulava, per sé e che per sé  giustificava . Ora, è veramente il momento,  l’età  romantica , in cui l’uomo si colloca al  centro  della  storia, e ne pretende la direzione, perché  pare  che  solo ora  egli  ne  abbia  acquistato   consapevolezza. E come avviene che quando ci carichiamo di molta  responsabilità, ci  capita  di  sentirci  superiori a ogni umana possibilità, così è avvenuto per gli spiriti di  questa età, che hanno perciò voluto dire la loro parola riguardo a ciascun problema non solo economico , quanto religioso, persino con un senso critico, che non avevamo conosciuto neppure nell’età dell’illuminismo, quando ancora il fenomeno dell’ateismo non aveva contagiato le masse come avviene oggi , quando chi si dichiara apertamente ateo crede di potere agitare una bandiera di particolare sua onestà .

Intanto, per una conoscenza complessiva del personaggio Balsano e delle sue opere, riman­do gli studiosi roggianesi al «Discorso intorno alla vita e alle opere di Ferdinando Balsano» scritto da mio nonno, e pubblicato il 1871, due anni dopo la morte dello zio: Discorso , che vedrei ben volentieri ridato alle stampe senza alcun mio condizionamento. È un discorso che vale quanto un monumento e anche di più: mentre il monumento resta una presenza muta, il discorso invece è una voce eloquente. Gravina e Balsano sono due glorie autentiche  di Rog giano ; ed è doveroso che siano tenute vive nel ricordo e nell’ammirazione dei posteri. Con la loro importanza biografica e intellettuale grideranno nei secoli il nome di Roggiano.

Vorrei poter dire chi sa quante altre cose di Ferdinando Balsano, ma non posso approfittare del  vostro gentil  ascolto. Mi fermo perciò a considerare  soltanto il Balsano educatore della gioventù, il Balsano per dir così pedagogista .

Ma, prima vorrei dire a questi bravi  giovani, che mi ascoltano con tanto interesse, che ai tempi del Balsano certa cultura, certi libri non potevano penetrare facilmente attraverso la muraglia cinese che il Borbone aveva fatto erigere ai confini del suo regno. I libri più sospetti circolavano con molto rischio di chi li acquistava e di chi li dava in lettura ad amici. La libertà di stampa sarà una conquista dell’unità d’Italia.

Vincenzo Julia nella Prefazione alla seconda edizione dei suoi «Sonetti e Liriche» del 1884 scrive in proposito così: «Mentre, chiuso nella mia solitudine, intendevo con pazienza di novizio agli  studi  giuridici,  ritorna  in Acri  da  Napoli G. Battista Falcone, … che dovea poi lasciare le ossa insepolte sulle rupi di Sapri … Egli avea recato con sé molti volumi, che  noi, chiusi  dalla muraglia cinese, ignoravamo affatto; giovani ardenti e bramosi di calde letture ci gittammo su quei volumi, e li divorammo. Lessi allora la prima volta il Primato, i Prolegomeni, il Gesuita Moderno, l’Arnaldo da Brescia, l’Assedio di Firenze, il Rossetti ; e nei memori colloqui,  e nelle passeggiate sotto i nostri castagni, in compagnia di cari amici , … mi ritemprai nello amore della patria, nel culto della poesia arnaldiana, nell’odio contro gli oppressori ed i tiranni  d’Italia ···”·

Costava fatica allora formarsi una cultura libera: abbeverarsi cioè ai mille rigagnoli dello umano pensiero. I letterati si scambiavano i libri con molta circospezione, e raggiungevano lo scopo forse meglio di noi oggi, che entriamo nelle librerie tante volte senza nulla portar via preoccupati come siamo delle spese voluttuarie, che ci toccano  di più.

Detto questo, rientro nel tema del Balsano educatore della gioventù. Ai suoi tempi l’educazione della gioventù si esercitava in due  direzioni: una borghese (Balsano) e una popolare (Don Bosco) . La pedagogia borghese era orientata sull’ “ homo civis”, che per tradizione umanistica era  destinato  a  guidare   le  sorti   politiche ed  economiche  degli  stati.  Perciò, quell’insistenza culturale e morale, come  si  evidenzia  nei Dialoghi di Platone, e specie nel Convito, era ereditata in buona parte anche dalla stessa pedagogia   cattolica   sotto   certi   riguardi:   davanti   al si apriva l’occhio luminoso di  Dio, quell’occhio che non aveva potuto intravedere Rousseau aperto sul suo Emilio, che  si  presenta  perciò più come un educatore naturale di  se  stesso che come uno educato da un magister , cioè da uno che ne sappia più di lui, dato che magister deriva  da  magis,  che  significa  più.

In Ferdinando Balsano è stata quasi una vo­ cazione cosciente e ben maturata la sua disposizione all ‘educazione della gioventù, che ebbe inizio il 1850 (all’età di soli 24 anni). quando aprì una  scuola privata  in Roggiano , alla quale si iscrisse tra i primi il  nipote  Vincenzo  Julia , che così lo ricorda : ” lo fui educato a Raggiano, ed a S. Marco dal 1850 al 1853 da Ferdinando Balsano, che ritemprò il mio  carattere,  e  mi nutrì  di  studi  severi  e  forti.  Anima  austera  e sdegnosa, era per natura avverso alle sdolcinatezze dell’Arcadia , ed alla letteratura frolla e leggera; egli non poteva accettare l’arte, senza uno scopo civile e religioso, e ci educò all’apostolato sociale, alla poesia di Dante e di Foscolo, e  pose  in cima  dei  nostri  pensieri  la patria una, libera, indipendente. La poesia, che egli amava era quale la volevano i tempi, e massime la feroce reazione  del  ’49;  poesia  di contenuto serio e patriottico, di colorito forte di tinte se­ vere ; ed i poeti che egli prima mi diede a leggere furono Berchet, Giusti , Leopardi.

Ferdinando Balsano avvicinava i giovani con contatti da amico, e perciò essi gli aprivano il cuore. Egli conversava con loro sui fatti e sugli avvenimenti più importanti del giorno; e prendeva occasione da essi per ribadire i suoi alti concetti di virtù, alla maniera del padre di Orazio, che insegnava al figlio ad aborrire il male, commendandogli opportunamente gli episodi più salienti della cronaca nera della Roma imperiale, quelli che avevano suscitato più scandalo nell’ambiente giovanile.

Io penso e non credo di errare che il suo ideale di vita, più che la politica era l’insegnamento, cioè l’educazione della gioventù,  che egli avvertì prepotente già a 24 anni, quando , come ho detto, aprì la sua prima scuola privata in Raggiano; diversamente , avrebbe continuato a fare il deputato con le relative campagne elettorali , che non sono meno umilianti del chiedere comune . Invece, rinunziò alla politica, e accettò la presidenza prima del liceo di Matera, poi ·di quello di Campobasso e infine del Telesio di Cosenza. Il sacerdote, che era in lui, egli mai smentì, perché lo arricchì con l’attività del maestro. Sapeva che è proprio del sacerdote un dovere primario: quello  di  docere.  Gesù  Cristo non fu chiamato maestro ? Praticamente, se nel 1866 si staccò dalla politica e rientrò nell’insegnamento, ciò significa che egli  volle  annullare una parentesi di vita, che  riteneva  non  sacra , per ricucire il suo curriculum di sacerdote-maestro, nella quale attività sentì sempre di potersi realizzare  in pieno.

Un giorno, in un momento di tenero entusiasmo o di tristezza per qualche delusione subita, disse che gli sarebbe piaciuto chiudere gli occhi, circondato da un’eletta  schiera di giovani. Forse, nel parlare così, pensava a Socrate, consolato nell’atroce sua agonia soltanto dal pietoso Critone dai bei capelli a onde luminose, e dagli altri discepoli, i quali, soli, in Atene avevano capito per merito del maestro che gli dèi erano una falsa speculazione, perché esisteva un solo Dio, il Dio unico per eccellenza , o Theòs, la più alta speculazione della metafisica platonica . Quindi, con Ferdinando Balsano la scuola non fu né una palestra, né un’accademia, né tanto meno il simbolo di un’autorità indiscussa, ma l ‘ ecclesìa religiosa, dove in comune, maestro e discenti, si radunavano per muovere alla conquista di una verità illuminante, tale da potere balenare tanto al maestro come al discente, per la qual cosa non aveva luogo il più e il meno . ma una visione umile di uguaglianza, che , mettendo a frutto le possibilità e le capacità di tutti, si poteva toccare la cima del perfetto ai fini di un’esistenza terrena superiore a ogni umana  immaginazione!

Nuovi sono i suoi saggi d ‘interpretazione estetica, come nuova è la sua scuola di educazione dei giovani   li messaggio che resta di lui si può gioiosamente  accogliere. In sostanza, l ‘agricoltore che coltiva le giovani piante, che domani saranno alberi, non si china forse verso di esse e con le proprie mani le accarezza? Così, anche il maestro, in un certo senso, è un agricoltore, e si china sui discepoli, come ha fatto Balsano, per  comunicar  loro  l’abbondanza di quel magis, che era in lui , e che egli per sacerdotale vocazione sentiva  di  dover  trasmettere  ad  altri.

Ha svolto il ruolo di moderatore il prof. Alberto Volpe. Nel corso della conferenza dibattito sono intervenuti : il dr. Ermanno Turano in qualità di presidente della Pro Loco,il sindaco del tempo prof. Antonio Tarsitano,il prof. Vincenzo Zicarelli, il prof. Nino Balsano,Francesco Guzzolino,l’avv. Greco Alfredo Giosuè, il dr. Luigi Picarelli e l’ing. Angelo Grosso.